
Quattordici opere travolte da scadenze mancate, uffici svuotati e propaganda: ora il conto arriva ai cittadini, non ai responsabili politici
Prima i rendering.
Poi gli annunci, le conferenze stampa e le immancabili promesse di rinascita.
Infine, quando sarebbe stato necessario trasformare le slide in appalti, è arrivata la realtà: quasi 44 milioni di euro destinati alla rigenerazione urbana siciliana sono stati revocati o avviati verso la revoca.
Il decreto del 24 luglio 2026, firmato dal Ministero dell’Interno e dal Ministero dell’Economia, fotografa l’ennesimo disastro amministrativo consumato sulla pelle dei cittadini.
La Sicilia perde interventi su parchi, fiumi, periferie, edifici pubblici, centri sociali e percorsi ciclopedonali.
E mentre Roma applica la tagliola, i Comuni siciliani scoprono di non avere aggiudicato i lavori nei termini.
La Regione Siciliana, invece, sembra essersi accorta del problema quando ormai i soldi erano già sul treno di ritorno.
La verità sui 44 milioni: 30 già cancellati, altri 14 sull’orlo del precipizio
La cifra complessiva è corretta, ma il decreto distingue due situazioni diverse.
L’Allegato 3 contiene le revoche definitive.
Per la Sicilia si tratta di quattro interventi per quasi 30 milioni di euro: tre a Palermo e uno ad Agrigento.
L’Allegato 4 contiene invece dieci interventi siciliani per complessivi 14,026 milioni, per i quali è stato formalmente avviato il procedimento di revoca.
Non sono ancora definitivamente perduti, dunque, ma si trovano già davanti al plotone d’esecuzione amministrativo.
In tutta Italia, sommando i due allegati, risultano coinvolti 43 interventi per 113,32 milioni di euro.
Le revoche definitive valgono 38,94 milioni, mentre i preavvisi riguardano altri 74,38 milioni.
La Sicilia, da sola, concentra quasi il 39 per cento dell’intero importo nazionale.
Un primato del quale difficilmente troveremo traccia nei comunicati trionfali di Palazzo d’Orléans.
Palermo perde 20 milioni: tre progetti ancora fermi alla progettazione
Il colpo più pesante riguarda Palermo, dove sono stati definitivamente revocati:
- 12.015.598 euro per la riqualificazione della foce del fiume Oreto;
- 5.200.000 euro per il Parco di Villa Turrisi;
- 2.784.401 euro per il recupero dell’approdo della Tonnara Bordonaro a Vergine Maria.
Totale: praticamente 20 milioni di euro.
I finanziamenti erano stati ammessi nell’aprile 2022.
Tre anni dopo, alla scadenza del 30 giugno 2025, il Comune non aveva ancora stipulato i contratti di affidamento dei lavori.
Non è una supposizione dell’opposizione.
Lo certificano il decreto ministeriale e perfino il portale PNRR del Comune di Palermo.
La scheda dell’intervento sulla foce dell’Oreto indica ancora “progettazione in corso”, con 370.517,75 euro di spesa rendicontata e nessuna gara per i lavori arrivata all’aggiudicazione.
La scheda della Tonnara Bordonaro riporta la stessa condizione, con 86.825,91 euro rendicontati.
Per Villa Turrisi la spesa rendicontata risulta addirittura pari a zero.
Tre progetti strategici sono rimasti impantanati tra studi, verifiche, indagini e progettazioni.
I cantieri, quelli veri, non sono mai partiti.
Adesso il decreto dispone anche il recupero delle eventuali somme già corrisposte.
Sarebbe quindi interessante sapere quale sorte toccherà agli oltre 457 mila euro già rendicontati per Oreto e Vergine Maria.
La Regione autorizza l’Oreto undici giorni dopo la revoca: la farsa è servita
Il passaggio più surreale riguarda proprio la foce dell’Oreto.
Il decreto ministeriale che revoca i 12 milioni è datato 24 luglio 2026.
Eppure, il 4 agosto, la Regione Siciliana ha diffuso un comunicato per celebrare il parere positivo di compatibilità ambientale sullo stesso progetto, identificato dal medesimo CUP D77H19003360001.
L’assessore regionale Giusi Savarino ha parlato di “impegno concreto”, di accelerazione delle opere e di intervento strategico per Palermo.
Peccato che, undici giorni prima, il finanziamento fosse già stato revocato.
È il modello siciliano di efficienza amministrativa: prima si perdono i soldi e subito dopo si autorizza solennemente l’opera rimasta senza copertura.
La Regione conosceva il decreto?
Ha verificato la permanenza del finanziamento prima di annunciare il “via libera”?
Esiste già una fonte alternativa oppure si è venduto ai cittadini l’ennesimo progetto destinato a restare sulla carta?
Il governo Renato Schifani dovrebbe rispondere senza rifugiarsi nella solita nebbia dei comunicati stampa.
Agrigento: dieci milioni cancellati per il quartiere Santa Croce
La revoca definitiva colpisce anche Agrigento.
Saltano 10 milioni di euro destinati alla riqualificazione dello spazio pubblico e alla rigenerazione sociale e ambientale del quartiere Santa Croce.
Il progetto, censito con il CUP G48I21000710001, risulta ancora formalmente attivo su OpenCUP, ma il decreto ministeriale lo colloca tra quelli definitivamente revocati.
Anche in questo caso manca l’elemento essenziale: il contratto di affidamento dei lavori entro il 30 giugno 2025.
Non un cavillo sopraggiunto ieri, ma un termine scritto nella normativa e conosciuto dalle amministrazioni.
Altri dieci interventi rischiano di saltare
Nel preavviso di revoca finiscono altri 14,026 milioni di euro.
A Monreale sono a rischio tre interventi per complessivi 5 milioni:
- rifunzionalizzazione dell’edificio municipale di piazza Inghilleri, 1,9 milioni;
- arredo urbano di via Miceli e delle zone limitrofe, 1,75 milioni;
- riqualificazione dell’antico quartiere Pozzillo, 1,35 milioni.
A Rosolini traballano 2,15 milioni per l’ex mattatoio comunale, il collegamento tra via Paolo Orsi e piazza Garibaldi e il restauro del complesso di Santa Caterina.
Seguono Ribera, con 3,526 milioni per l’antico mattatoio; Pachino, con 2 milioni per il parco urbano di contrada Chiusa Rizza; Pozzallo, con un milione per la passerella ciclopedonale; e San Giovanni La Punta, con 350 mila euro per i parcheggi del cimitero.
Questi Comuni possono ancora presentare controdeduzioni.
Ma dovranno dimostrare con gli atti, non con le dichiarazioni, di avere rispettato le condizioni previste.
Roma ha messo la tagliola, i Comuni ci hanno infilato la testa
Il deputato regionale del Movimento 5 Stelle Adriano Varrica accusa il governo nazionale: “La Sicilia si conferma il bersaglio preferito del governo Meloni”. BlogSicilia evidenzia inoltre il paradosso di amministrazioni penalizzate quasi tutte riconducibili al centrodestra.
La responsabilità politica di Roma esiste.
Nel 2024 il governo e la maggioranza hanno introdotto una scadenza rigida: contratto dei lavori entro il 30 giugno 2025, pena la revoca delle risorse.
La condizione è oggi riportata espressamente nella legge 160 del 2019.
Ma raccontare soltanto lo “scippo romano” servirebbe a regalare un’assoluzione immeritata ai Comuni.
Il decreto non ha scelto i progetti siciliani estraendoli da un cappello.
Ha colpito gli interventi per i quali non risultava stipulato il contratto entro il termine previsto.
Roma ha costruito la ghigliottina.
Le amministrazioni locali, però, hanno avuto anni per togliere i progetti da sotto la lama e non ci sono riuscite.
La Regione osservava, i cittadini pagano
La Cgil Sicilia, con Alfio Mannino e Francesco Lucchesi, parla di un disastro prodotto da responsabilità nazionali, regionali e comunali.
Il sindacato chiede un tavolo di crisi con Regione e Anci, il rifinanziamento delle opere attraverso il Fondo sviluppo e coesione e il rafforzamento degli uffici tecnici comunali.
È probabilmente l’unica strada rimasta.
Ma prima di versare altri milioni nei medesimi apparati, qualcuno dovrebbe spiegare perché quattordici progetti non siano arrivati in tempo all’appalto.
Chi doveva monitorare le scadenze?
Quale supporto ha fornito la Regione?
Perché non è stata costituita una cabina di regia quando il rischio di revoca era già evidente?
E, soprattutto, chi risponderà dei costi già sostenuti per opere mai iniziate?
La Sicilia non ha bisogno di un’altra conferenza stampa sulla rigenerazione urbana.
Ha bisogno dei nomi di chi ha lasciato morire i progetti, delle somme effettivamente spese e di un piano credibile per recuperare i finanziamenti ancora salvabili.
Il resto è la solita specialità della politica siciliana: inaugurare perfino i cantieri che non esistono e tagliare il nastro ai finanziamenti appena perduti.










