
Da Caltanissetta a Roma bastano 48 ore: gli organi nazionali cancellano l’annuncio e svelano due carriere tuttora in cerca di una scialuppa.
In Sicilia ormai non si stipulano più alleanze politiche: si celebrano matrimoni a insaputa della sposa.
Carlo Auteri, deputato regionale ex Fratelli d'Italia passato a furor di scandali nella Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro ante (secondo) arresto, aveva annunciato nei giorni scorsi con l’entusiasmo del testimone di nozze un accordo tra DC e Lega, una lista comune e persino una strategia condivisa per le prossime elezioni regionali e politiche.
Peccato che, meno di 48 ore dopo, la Direzione e il Consiglio nazionale della DC abbiano spiegato che il matrimonio non esiste, le pubblicazioni non sono state affisse e nessuno aveva autorizzato Auteri a scegliere il coniuge.
Quanto a Luca Sammartino, indicato come il principale sponsor leghista dell’operazione, gli è rimasto in mano il bouquet.
E forse anche quello era stato preso senza permesso.
Auteri, il plenipotenziario di sé stesso
Il 27 luglio Auteri aveva raccontato che l’intesa tra DC e Lega nasceva da un percorso avviato durante la Festa dell’Amicizia e proseguito con il contributo del capogruppo Carmelo Pace e dell’intera classe dirigente.
Non un abboccamento, dunque, ma una vera e propria operazione politica destinata a concretizzarsi in una lista unica con i due simboli, al netto poi di quanto valgono tutti e due messi assieme, elettoralmente parlando ovviamente.
L’obiettivo dichiarato era costruire una «forza politica ancora più competitiva», capace di rappresentare il Mezzogiorno e portare a Roma le esigenze della Sicilia, almeno queste le ambizioni.
Parole solenni, quasi da congresso fondativo.
Il problema è che il congresso della DC deve ancora svolgersi.
È convocato per il 25 ottobre 2026 e, secondo gli organi nazionali, sarà quella la sede nella quale verranno decise alleanze, coalizioni e modalità di partecipazione alle elezioni.
La riunione di Caltanissetta, peraltro, aveva già prodotto due racconti differenti.
Nel comunicato di Carmelo Pace non compariva alcuna lista comune con la Lega, ma soltanto la conferma della collocazione della DC nel centrodestra e la richiesta di un incontro con Renato Schifani.
Auteri, invece, deve avere partecipato alla riunione nella stanza accanto, quella nella quale si distribuivano già simboli, candidature e collegi.
La DC cancella l’accordo e lascia Auteri sull’altare
Il comunicato approvato il 29 luglio dagli organi nazionali dello Scudo crociato non concede spazio alle interpretazioni.
«Non esiste alcun accordo» tra la DC e la Lega, né sul piano regionale né su quello nazionale.
Ma la parte politicamente più umiliante arriva subito dopo.
La Direzione precisa che non è stata avviata neppure una semplice interlocuzione autorizzata con Luca Sammartino.
Non siamo davanti alla smentita di un dettaglio o alla correzione di una data.
Qui viene disconosciuta l’intera operazione e, soprattutto, viene contestato il titolo di chi l’ha annunciata.
La conclusione della nota è una carezza assestata con un guanto di ferro: chiunque abbia trattato senza averne facoltà «avrebbe al più vincolato solo sé stesso», come riferisce BlogSicilia.
Tradotto dal democristianese: Auteri può allearsi con Sammartino, ma portandosi da casa il partito, il simbolo e possibilmente anche gli elettori.
Sammartino e la Lega: il Carroccio trasformato in scialuppa
Se Auteri appare come il plenipotenziario di un partito che non gli ha conferito alcun mandato, Sammartino non fa una figura migliore.
L’esponente leghista avrebbe bisogno della DC per irrobustire una formazione politica entrata in una fase tutt’altro che trionfale.
Dopo l’uscita di Roberto Vannacci e la nascita di Futuro Nazionale, la Lega deve fronteggiare un concorrente che, secondo una rilevazione YouTrend citata da Reuters, ha raggiunto il 7,6%, superando lo stesso partito di Matteo Salvini.
È in questo scenario che Sammartino spinge per imbarcare gli ex cuffariani.
Non esattamente l’incontro fra due giganti politici, dunque, ma il tentativo di mettere insieme due debolezze sperando che dalla somma esca una forza.
Una specie di matematica elettorale creativa: se una nave imbarca acqua e l’altra ha perso il comandante, legandole insieme dovrebbero diventare un transatlantico.
La DC orfana di Cuffaro e il mercato delle sopravvivenze
La crisi della DC nasce dal terremoto politico provocato dall’inchiesta giudiziaria che ha investito Totò Cuffaro, ferme restando tutte le garanzie dovute alle persone coinvolte.
Venuto meno il baricentro cuffariano, il partito si è trasformato in una sala d’attesa nella quale ognuno cerca il prossimo treno.
Una parte guarda alla Lega di Sammartino.
Un’altra ascolta le sirene del progetto centrista di Raffaele Lombardo.
Altri interlocutori dialogano con Cateno De Luca.
Più che una strategia politica, sembra il tabellone delle partenze di una stazione durante uno sciopero: molte destinazioni annunciate e nessuna certezza che il convoglio parta davvero.
In questo quadro, Auteri ha cercato di prenotare il proprio posto annunciando un accordo prima che il partito decidesse.
Sammartino, dal canto suo, ha tentato di allargare la propria area elettorale prima che la crisi della Lega restringesse ulteriormente gli spazi.
Il vero patto è tra due paure
Dietro le parole su territori, Mezzogiorno, rappresentanza e competitività emerge una lettura molto più prosaica.
Auteri deve trovare una collocazione dentro una DC senza guida e attraversata da spinte centrifughe.
Sammartino deve difendere il proprio sistema politico mentre la Lega perde attrazione e subisce la concorrenza vannacciana.
Il vero accordo, dunque, non sembra quello tra due partiti.
È quello tra due paure personali.
Ed è probabilmente questa la ragione per cui si è tentato di trasformare una trattativa privata in una decisione collettiva già assunta.
L’operazione è durata meno di 48 ore.
Abbastanza per capire che Auteri non dispone della DC, Sammartino non ha ancora conquistato gli ex cuffariani e gli elettori continuano a essere considerati l’ultimo dettaglio da informare.
Magari dopo avere scelto il simbolo.
E possibilmente prima che da Roma arrivi un’altra smentita.










