
Firme e pareri mancanti bloccano l'iter comunale: entro il 31 luglio deve chiudersi la pratica da 349 milioni, arrivata al voto fuori tempo.
Un anno fa, davanti ai rappresentanti di UEFA e FIGC, il sindaco Roberto Lagalla annunciava una precisa tabella di marcia per candidare Palermo e lo stadio Renzo Barbera a ospitare gli Europei di calcio del 2032.
Oggi quella tabella di marcia è diventata una corsa disperata contro il calendario.
E la città rischia di perdere un’occasione storica non perché manchi il progetto, non perché il Palermo Football Club si sia tirato indietro e neppure per un destino cinico e baro.
Il rischio nasce da una ragione assai meno romantica: la proposta di deliberazione che dovrebbe arrivare in Consiglio comunale risulta ancora incompleta, priva di pareri obbligatori e delle necessarie sottoscrizioni.
Un capolavoro amministrativo tutto palermitano: consumare quasi un anno e pretendere di recuperarlo negli ultimi cinque giorni.
Il segretario generale ferma tutto: l’atto non è ancora votabile
A mettere nero su bianco la gravità della situazione è stato il segretario generale del Comune di Palermo, Raimondo Liotta.
La proposta di deliberazione numero 619 è stata caricata sulla piattaforma comunale Simel alle 23.02 di venerdì 24 luglio, a una sola settimana dalla scadenza indicata da UEFA e FIGC.
Il fascicolo comprende quindici documenti e riguarda la riqualificazione dello stadio, il progetto in variante, i rapporti con la Sipet e il nuovo schema di convenzione-concessione tra il Comune e il Palermo FC.
Peccato che, come rileva lo stesso Liotta, «l’istruttoria non è completa né compiuta».
Non si tratta di qualche refuso da sistemare o di un timbro dimenticato sulla scrivania.
Il segretario generale segnala una motivazione carente, documenti progettuali collocati su piattaforme esterne al fascicolo informatico comunale e la necessità di acquisirli formalmente, certificandone corrispondenza e immodificabilità.
Soprattutto, avverte che non può essere il Consiglio comunale a completare attraverso emendamenti il lavoro che avrebbe dovuto essere svolto prima dagli uffici.
L’effetto, scrive, sarebbe quello di «traslare sui consiglieri comunali un onere che spetta agli uffici».
In parole meno burocratiche: Sala Martorana non può essere trasformata nell’officina di riparazione di una proposta arrivata smontata.
La documentazione è stata resa consultabile ai consiglieri soltanto per consentire un primo esame, ma ciò non equivale alla formale trasmissione della deliberazione.
Allo stato, dunque, l’atto non è ancora pronto per essere votato, come confermato anche dall’ultima ricostruzione dell’ANSA.
Una proposta con una sola firma e un esercito di assenti
La proposta risulterebbe sottoscritta soltanto dal responsabile unico del procedimento e capo dell’Area Lavori pubblici, Francesco Trapani.
Mancano il parere tecnico del capo dell’Area Patrimonio Luigi Galatioto, quello del responsabile dell’Urbanistica Marco Ciralli e quello del dirigente del Demanio Ferdinando Nania.
Manca il parere di regolarità contabile del ragioniere generale Bohuslav Basile.
Mancano la sottoscrizione dell’assessore al Patrimonio Brigida Alaimo e quella del sindaco Roberto Lagalla.
E, fino a quando l’istruttoria non sarà completata, non può arrivare neppure la verifica conclusiva di regolarità amministrativa dello stesso Raimondo Liotta.
È una sequenza di assenze che descrive meglio di qualsiasi comunicato lo stato reale della procedura.
Solo dopo l’acquisizione di tutti questi passaggi la Segreteria generale potrà trasmettere formalmente la proposta al presidente del Consiglio comunale Giulio Tantillo, consentendo l’avvio dell’esame nelle commissioni e, successivamente, in Aula.
Cinque giorni per esaminare ciò che per un anno non è stato completato
Il regolamento impone che la documentazione venga trasmessa alle commissioni consiliari almeno cinque giorni prima della discussione calendarizzata.
Le commissioni coinvolte sono Bilancio, Urbanistica e Sport.
Anche immaginando che firme e pareri compaiano miracolosamente lunedì 27 luglio, resterebbe un tempo ridottissimo per esaminare un’operazione economica, patrimoniale e urbanistica di enorme portata.
La bozza prevede infatti una concessione di 90 anni, un canone indicato in 800 mila euro annui, da rivalutare secondo gli indici Istat, e un investimento complessivo che raggiungerebbe circa 349 milioni di euro, Iva inclusa.
Non proprio una pratica per la quale ci si possa limitare ad alzare la mano perché il cronometro sta per suonare.
Il rischio è evidente: comprimere il lavoro delle commissioni e consegnare al Consiglio comunale una scelta obbligata, con l’alternativa brutale tra approvare rapidamente condizioni decisive per il patrimonio pubblico oppure assumersi la responsabilità politica della perdita di Euro 2032.
Questo non sarebbe un dibattito consiliare: sarebbe un ricatto del calendario.
Il Palermo FC trova i 30 milioni, il Comune perde il tempo
Nei giorni scorsi sembrava che l’ostacolo principale fosse rappresentato dai 30 milioni di euro di finanziamento pubblico previsti nel Piano economico-finanziario e non ancora reperiti.
La Conferenza di servizi aveva subordinato il prosieguo dell’iter alla copertura di quella quota.
Il Palermo Football Club, attraverso il direttore generale Giovanni Gardini, ha comunicato la disponibilità a sostenere direttamente anche questo ulteriore impegno, chiedendo però che restino ferme le condizioni economiche della convenzione e che eventuali futuri contributi pubblici siano destinati a compensare il maggiore esborso sostenuto dalla società.
Il club ha quindi rimosso, almeno formalmente, il principale ostacolo finanziario, come riportato nella ricostruzione sul nuovo impegno economico del Palermo FC.
Ma mentre la società trova altri 30 milioni, il Comune sembra non essere riuscito a trovare ciò che non si compra: il tempo perduto.
La road map annunciata da Lagalla esattamente un anno fa
La vicenda diventa ancora più imbarazzante se si torna al 31 luglio 2025.
Quel giorno Roberto Lagalla, incontrando i rappresentanti di UEFA e FIGC, dichiarò che era stata definita una road map per presentare entro luglio 2026 il progetto di fattibilità del nuovo Barbera, completo delle necessarie autorizzazioni.
L’obiettivo e la scadenza erano dunque conosciuti da un anno, come documenta lo stesso comunicato ufficiale del Comune di Palermo.
Non si può quindi parlare di un termine improvviso, piovuto dal cielo o imposto all’ultimo momento.
La documentazione del Palermo FC sarebbe stata trasmessa a Ragioneria e Segreteria il 16 luglio, mentre la proposta comunale è stata caricata sulla piattaforma soltanto nella notte del 24 luglio.
Adesso sarà necessario accertare dove e perché si sia inceppato il procedimento, quali uffici abbiano ricevuto tempestivamente gli elaborati, quando siano state formulate le osservazioni e chi avrebbe dovuto coordinare la pratica impedendo che arrivasse a ridosso della scadenza.
Perché il punto politico è proprio questo: una procedura strategica non si governa attendendo l’ultimo allegato, ma controllando ogni passaggio lungo l’intero anno disponibile.
Euro 2032 non giustifica un voto al buio
Il nuovo Barbera rappresenta una straordinaria opportunità per Palermo.
Il progetto prevede una copertura completa, spalti più vicini al terreno di gioco, nuove aree per le persone con disabilità, spazi commerciali e hospitality, soluzioni energetiche sostenibili e una struttura destinata a diventare la nuova casa del club.
Si tratta di un intervento che potrebbe cambiare il volto dell’impianto e produrre importanti ricadute sportive, turistiche ed economiche, secondo la visione progettuale presentata dal Palermo FC.
Proprio per questo merita un’istruttoria completa, trasparente e inattaccabile.
La passione dei tifosi non può diventare la clava con la quale obbligare i consiglieri comunali ad approvare in poche ore una concessione pluridecennale e un’operazione da centinaia di milioni.
Non significa fare il tifo contro il nuovo stadio.
Significa pretendere che un’opera tanto importante non nasca con un possibile vizio procedurale e con l’ombra di una decisione assunta senza un tempo adeguato per valutarne condizioni, rischi e garanzie per il patrimonio comunale.
L’ultimo spiraglio resta aperto, ma servono immediatamente tutti i pareri, tutte le firme e una proposta formalmente regolare.
Se Palermo dovesse perdere il treno di Euro 2032, nessuno provi però a scaricare la colpa sui consiglieri chiamati all’ultimo momento a spegnere l’incendio.
La domanda alla quale Lagalla, la sua Giunta e la macchina amministrativa dovranno rispondere è molto più semplice: chi ha bruciato l’anno che la città aveva a disposizione?










