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Palermo, basta cavalli schiavi: l’ultima corsa di una barbarie spacciata per tradizione

2026-07-25 06:00

Pierluigi Di Rosa

Comune,

Palermo, basta cavalli schiavi: l’ultima corsa di una barbarie spacciata per tradizione

Grazie al consiglio comunale per una scelta non facile ma di civiltà

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EVVIVA: NE SIAMO FELICI!

Il Consiglio comunale di Palermo ha avviato la conversione elettrica delle licenze turistiche: adesso servono tempi certi, controlli e tutela occupazionale.

 

Per una volta la politica palermitana ha deciso di guardare avanti e non nello specchietto retrovisore di una presunta tradizione che obbliga esseri viventi a trascinare turisti, carrozze e cocchieri sull’asfalto rovente.

 

Il Consiglio comunale di Palermo ha approvato all’unanimità il nuovo regolamento per il servizio turistico di piazza, accogliendo l’emendamento sostitutivo dell’articolo 40 proposto dalla VI Commissione e sottoscritto da tutti i consiglieri presenti.

 

È il primo atto concreto verso il superamento delle carrozze trainate dai cavalli e la loro progressiva sostituzione con mezzi a propulsione elettrica.

Non è ancora l’abolizione definitiva.

Ma è finalmente la strada che conduce fuori da una pratica anacronistica, crudele e persino dannosa per l’immagine di una città che pretende di definirsi capitale turistica del Mediterraneo.

 

Dalle carrozze con i cavalli ai mezzi elettrici

L’emendamento approvato modifica il regolamento del servizio pubblico di piazza e affida al Comune di Palermo il compito di predisporre un piano di riconversione concordato con le organizzazioni rappresentative della categoria.

Il piano dovrà definire tempi, modalità, caratteristiche dei nuovi veicoli, requisiti professionali e periodo transitorio.

Secondo quanto dichiarato dal presidente della VI Commissione consiliare Ottavio Zacco, dovranno essere garantiti agli attuali titolari delle licenze la continuità lavorativa, il mantenimento della capacità reddituale e il tempo necessario per conseguire le abilitazioni richieste per guidare i mezzi elettrici.

 

Sono inoltre previste iniziative per reperire risorse destinate alla formazione, all’acquisto delle nuove carrozze e ad eventuali misure di sostegno economico agli operatori.

Il modello ipotizzato consentirebbe di conservare il richiamo storico ed estetico delle carrozze turistiche, eliminando però la parte che non ha nulla di folkloristico: lo sfruttamento dell’animale come motore a quattro zampe.

Secondo le informazioni disponibili, le carrozze autorizzate sarebbero attualmente 36 e l’iter amministrativo dovrebbe arrivare alla conversione delle licenze entro un anno, anche se la delibera non determina una cessazione immediata del servizio.

 

I cavalli non sono un’attrazione turistica

La questione non riguarda una guerra ideologica contro i cocchieri e neppure il disprezzo per un’attività economica tradizionale.

Riguarda un principio elementare: un animale non può essere trasformato in una macchina da traino per divertire i visitatori.

Un cavallo costretto a muoversi nel traffico cittadino deve affrontare rumori, clacson, asfalto, gas di scarico, frenate, ostacoli e temperature che durante le estati siciliane raggiungono livelli sempre più estremi.

La stessa amministrazione comunale ha implicitamente certificato l’insostenibilità del sistema quando, nel luglio 2026, è stata costretta a bloccare il servizio per sette giorni consecutivi a causa dell’ondata di calore.

Se per proteggere gli animali occorre sospendere continuamente l’attività con ordinanze urgenti, significa che il problema non è più l’eccezione meteorologica.

È il modello stesso.

 

I cavalli collassati sulle strade di Palermo

Le immagini viste negli ultimi anni avrebbero dovuto chiudere la discussione molto prima.

Il primo agosto 2024 un cavallo è stramazzato in via Roma mentre trainava una carrozza.

Sul posto sono intervenuti la Polizia municipale e i veterinari dell’Asp, mentre l’animale veniva successivamente ricoverato in stalla per essere tenuto sotto osservazione.

Nel giugno 2025 un altro cavallo è collassato durante il servizio nel centro cittadino.

Ogni volta sono arrivate proteste, fotografie, dichiarazioni indignate e nuove limitazioni.

Poi tutto è ricominciato.

Questa non è tradizione.

È la normalizzazione della sofferenza, resa più digeribile da una carrozza decorata e da qualche fotografia ricordo.

La protezione di un animale non può dipendere dal colore di un bollettino meteorologico, dalla presenza occasionale di una pattuglia o dalla tempestività di un cittadino che estrae il telefono e documenta l’ennesimo crollo.

 

Il regolamento sul benessere animale

Il voto sulle carrozze è arrivato insieme all’approvazione del nuovo Regolamento comunale per il benessere animale.

Secondo il Comune di Palermo, il testo introduce una disciplina organica per la tutela delle diverse specie, la prevenzione di maltrattamenti, abusi e sfruttamento e la possibilità per i cittadini di segnalare le violazioni.

Alle forze dell’ordine dovrebbe essere fornito un quadro operativo e sanzionatorio più chiaro per intervenire.

Il regolamento è stato elaborato attraverso il confronto con associazioni animaliste, commissioni consiliari, Asp Palermo, Garante regionale degli animali e operatori del settore.

L’assessore comunale al Benessere animale Fabrizio Ferrandelli ha definito la decisione «una svolta di civiltà» capace di lasciarsi alle spalle «un’attività economica fondata sullo sfruttamento del cavallo».

In questo caso è difficile dargli torto.

 

La tradizione non può diventare un alibi

C’è sempre qualcuno pronto a difendere le carrozze invocando la storia, il folklore e l’identità cittadina.

Ma non tutto ciò che arriva dal passato merita di essere trascinato nel futuro.

La civiltà avanza proprio quando una comunità trova il coraggio di riconoscere che una consuetudine, anche se antica, è diventata moralmente inaccettabile.

La stessa Costituzione, dopo la modifica dell’articolo 9, affida alla legge dello Stato la disciplina delle forme di tutela degli animali 

Eppure il Codice della strada continua a consentire e disciplinare il servizio di piazza con veicoli a trazione animale.

Una contraddizione nazionale che ha costretto i singoli Comuni a intervenire con regolamenti, ordinanze e percorsi di riconversione.

Palermo, questa volta, ha scelto la direzione giusta.

 

Adesso servono date, risorse e garanzie per gli animali

L’unanimità politica è importante, ma non basta.

La delibera dovrà essere seguita rapidamente dal piano di riconversione, dall’individuazione dei mezzi elettrici, dal reperimento delle risorse e dalla pubblicazione di un cronoprogramma verificabile.

Dovrà essere chiarito anche quale futuro attenda i cavalli oggi impiegati nel servizio.

Servono un censimento degli animali, controlli veterinari, tracciabilità delle destinazioni e garanzie affinché nessun esemplare, una volta diventato economicamente “inutile”, venga abbandonato, ceduto senza verifiche o avviato verso circuiti ancora peggiori.

 

La tutela occupazionale dei cocchieri è necessaria e la riconversione elettrica rappresenta una soluzione ragionevole.

Ma il periodo transitorio non dovrà trasformarsi nell’ennesimo corridoio burocratico senza fine.

Ogni mese perduto significa altre giornate sull’asfalto, altre ordinanze d’emergenza e altri cavalli esposti a una fatica che non hanno scelto.

 

La politica palermitana ha finalmente aperto la porta.

Adesso deve attraversarla, chiuderla alle proprie spalle e assicurarsi che nessun cavallo venga più usato come carburante per una fotografia turistica.

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Edito da: Sudpress S.r.l. C.da Giancata s.n., Zona Industriale – 95128 Catania

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