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Dipendenti regionali, esplode la rabbia contro il governo Schifani: “Non siamo fessi”

2026-07-08 07:17

Redazione

Regione,

Dipendenti regionali, esplode la rabbia contro il governo Schifani: “Non siamo fessi”

Alla vigilia della delibera in Giunta, il sindacato contesta direttive ritenute vuote su salario, carriera e mansioni.

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Alla vigilia della delibera in Giunta, il sindacato contesta direttive ritenute vuote su salario, carriera e mansioni.

 

La vertenza sul rinnovo contrattuale dei dipendenti regionali siciliani si accende e diventa scontro frontale.

Il Cobas-Codir attacca duramente il governo regionale guidato dal presidente Schifani e denuncia quello che definisce un atto d’indirizzo “indecoroso” sul rinnovo del contratto giuridico ed economico 2025/2027 del comparto e della dirigenza regionale.

 

Il comunicato diffuso a Palermo il 7 luglio 2026 usa toni durissimi.

Il titolo scelto dal sindacato è già un programma politico e sindacale: “Presidente Schifani ca’ nisciuno è fesso!”

Tradotto dal siciliano: nessuno è disposto a farsi prendere in giro.

 

Lo scontro sull’atto d’indirizzo da inviare all’ARAN Sicilia

Secondo il Cobas-Codir, il 23 giugno scorso, durante l’incontro tra governo e sindacati sul rinnovo contrattuale, il presidente della Regione Siciliana e l’assessore alla Funzione Pubblica avrebbero dichiarato di avere accolto le richieste delle organizzazioni sindacali.

Una dichiarazione che il sindacato contesta apertamente.

Per il Cobas-Codir, infatti, i fatti direbbero l’esatto contrario.

L’atto d’indirizzo che la Giunta regionale sarebbe pronta ad approvare e trasmettere all’ARAN Sicilia non conterrebbe, secondo l’organizzazione sindacale, risposte concrete alle questioni centrali poste dai lavoratori.

E qui il comunicato diventa una vera e propria raffica di domande politiche.

Quali richieste sindacali sono state davvero inserite nelle direttive?

Quali elementi positivi contiene realmente l’atto sul piano giuridico ed economico?

Con quali indicazioni il governo intende impegnare l’ARAN Sicilia a colmare il divario dell’indennità di amministrazione rispetto ai contratti statali?

Domande semplici.

Ma pesantissime.

Perché vanno al cuore del problema: soldi, diritti, carriera, dignità professionale.

 

Il nodo delle mansioni, degli stipendi e delle carriere

Il Cobas-Codir rivendica il diritto a partecipare alla costruzione dell’atto d’indirizzo insieme alle altre organizzazioni sindacali.

Non una consultazione di facciata.

Non una passerella da tavolo tecnico.

Una concertazione vera.

Secondo il sindacato, il testo dovrebbe affrontare tre questioni fondamentali.

Il riconoscimento delle mansioni effettivamente svolte dai dipendenti regionali.

Il recupero pieno del potere d’acquisto degli stipendi.

La costruzione di percorsi certi di carriera, anche per chi si trova già in posizioni apicali.

Tre temi che riguardano migliaia di lavoratori e l’intero funzionamento della macchina amministrativa regionale.

Perché una pubblica amministrazione senza personale motivato, pagato in modo adeguato e valorizzato per le funzioni realmente svolte diventa un pachiderma stanco.

E poi la politica fa finta di stupirsi se gli uffici non reggono, se le pratiche si accumulano, se i cittadini restano ostaggio dei ritardi.

Il vecchio gioco è sempre quello.

Prima si svuota la macchina.

Poi si accusa la macchina di non funzionare.

“Una brutta copia del contratto nazionale”: la minaccia della battaglia sindacale

Il passaggio più duro del comunicato arriva quando il Cobas-Codir definisce il possibile esito della trattativa come una “brutta copia del contratto nazionale”.

 

Il sindacato avverte che non accetterà un contratto liquidato, parole sue, con un “piatto di brodaglia calda”.

L’espressione è ruvida.

Ma rende perfettamente il clima.

Non siamo davanti a un dissenso tecnico.

Siamo davanti a una rottura politica e sindacale.

 

Il Cobas-Codir annuncia battaglia e dichiara di non essere disponibile a trattative che conducano a un accordo giudicato al ribasso.

Il messaggio al governo è chiarissimo.

Se l’atto d’indirizzo passerà senza contenuti concreti, lo scontro sarà inevitabile.

 

La critica politica: lavoratori regionali usati come capro espiatorio

Nel comunicato c’è anche un’accusa più ampia e più velenosa.

Secondo il Cobas-Codir, il trattamento riservato al personale regionale risponderebbe a una precisa volontà politica: mantenere lo status quo e scaricare poi sui lavoratori le responsabilità del tracollo amministrativo.

È la vecchia liturgia siciliana.

La politica governa, nomina, decide, blocca, rinvia.

Poi, quando il sistema si inceppa, indica il dipendente pubblico come colpevole universale.

Il fannullone di comodo.

Il bersaglio perfetto.

Il sindacato denuncia proprio questo meccanismo.

A suo giudizio, si starebbe preparando il solito copione da campagna elettorale: prima si mortifica il personale, poi si promette di salvare la Regione dal disastro.

Un film già visto.

E pagato sempre dagli stessi: lavoratori e cittadini.

 

La denuncia sui concorsi e sulla fuga dai posti regionali

Il Cobas-Codir afferma che la politica siciliana avrebbe già dimostrato la propria inaffidabilità, contribuendo a portare l’amministrazione regionale agli ultimi posti del pubblico impiego nazionale.

Nel comunicato si richiama anche un dato politicamente pesante: moltissimi vincitori di concorso avrebbero rinunciato al posto regionale.

Un segnale che, se confermato nei numeri, sarebbe devastante.

Perché quando un posto pubblico regionale smette di essere attrattivo, vuol dire che il problema non è più sindacale.

È istituzionale.

Vuol dire che la Regione Siciliana non riesce più a competere nemmeno sul terreno della stabilità, della progressione professionale e della dignità economica.

E questo, per un’amministrazione che dovrebbe guidare programmazione, fondi, servizi e sviluppo, è un campanello d’allarme enorme.

 

L’affondo su nomine e fedelissimi

Il comunicato del Cobas-Codir non si ferma al contratto.

Arriva a denunciare quella che il sindacato considera la vera priorità del governo: nominare e sostenere fedelissimi e figure di partito ai vertici della Regione, a prescindere dai risultati ottenuti.

È un’accusa politica gravissima.

E come tale va letta: come posizione sindacale, netta, durissima, tutta da verificare nei fatti e nelle eventuali risposte del governo.

Ma il punto politico resta.

Il sindacato contrappone due immagini.

Da una parte i lavoratori regionali che chiedono salario, carriera, riconoscimento delle mansioni e rispetto.

Dall’altra una politica che, secondo la denuncia, continuerebbe a occuparsi soprattutto di equilibri interni, nomine e gestione del potere.

Il cortocircuito è servito.

 

Il messaggio finale al governo Schifani

La chiusura del comunicato è un avvertimento.

Il Cobas-Codir si dice pronto a “raccogliere la sfida” e a smascherare ogni tentativo della politica di calpestare i diritti dei lavoratori e dei cittadini siciliani.

Non è il linguaggio della diplomazia.

È il linguaggio della trincea.

E il governo Schifani, adesso, ha davanti due strade.

Può rispondere nel merito, spiegando quali richieste sindacali siano state accolte e quali risorse siano realmente disponibili.

Oppure può tirare dritto, approvare l’atto d’indirizzo e aprire una nuova stagione di conflitto con una parte significativa del personale regionale.

In mezzo, come sempre, ci sono i cittadini siciliani.

Quelli che ogni giorno pagano il prezzo di una macchina amministrativa lenta, sfibrata, spesso abbandonata alla buona volontà dei singoli uffici.

Il contratto dei regionali non è una faccenda privata tra sindacati e governo.

È una questione pubblica.

Perché una Regione che mortifica i propri dipendenti finisce per mortificare anche i servizi ai cittadini.

E questa, al netto degli slogan, è la vera partita.

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