
Le intimidazioni contro chi rimette ordine nelle case pubbliche mostrano un confine feroce: diritti negati, abusi protetti e paura concreta.
Fabrizio Ferrandelli, assessore comunale di Palermo con delega all’Emergenza abitativa, è da giovedì sotto scorta.
La decisione è stata assunta dalla Prefettura, dopo l’escalation di minacce e aggressioni subite negli ultimi mesi.
Non è una normale misura di protezione.
È un segnale pesantissimo.
Quando un amministratore pubblico deve essere accompagnato dagli uomini della tutela perché si occupa di case popolari, assegnazioni legittime e contrasto alle occupazioni abusive, significa che il nervo scoperto non è solo amministrativo.
È criminale.
È sociale.
È politico.
Ed è democratico.
La scorta a Ferrandelli: il segnale che Palermo non può permettersi di ignorare
La vicenda riguarda uno dei terreni più incandescenti della città: la gestione degli alloggi popolari.
Ferrandelli, nella giunta guidata dal sindaco Roberto Lagalla, sta seguendo il dossier dell’emergenza abitativa, con particolare attenzione al contrasto del racket degli immobili occupati abusivamente e alla riassegnazione degli appartamenti a chi ne ha realmente diritto.
Un lavoro che, evidentemente, ha pestato piedi molto pesanti.
Non quelli della protesta sociale.
Non quelli della disperazione vera.
Ma quelli di chi sulla disperazione costruisce potere, consenso, controllo del territorio e intimidazione.
Secondo quanto riportato, già lo scorso ottobre l’assessore era stato preso di mira con una bomba carta esplosa sotto casa.
L’episodio sarebbe avvenuto a poche ore dal danneggiamento di un appartamento in via Bronte, a Borgo Nuovo, distrutto e dato alle fiamme dopo lo sfratto di un occupante senza titolo.
Poi sono arrivate le minacce sui social.
Prima la sorveglianza rafforzata.
Ora la scorta continua.
Il salto di livello è evidente.
E fa paura.
Non è solo Ferrandelli sotto attacco: è lo Stato che viene sfidato
La solidarietà a Fabrizio Ferrandelli non può essere un rituale da comunicato stampa.
Qui non siamo davanti all’ennesima tensione da aula consiliare.
Siamo davanti a un messaggio brutale: chi prova a rimettere ordine nel sistema delle case pubbliche può diventare un bersaglio.
E questo deve allarmare tutti.
Perché il tema degli alloggi popolari è una ferita aperta in molte città del Sud.
Famiglie in graduatoria che aspettano per anni.
Fragili lasciati nei corridoi della burocrazia.
Immobili pubblici trasformati in bottino.
Diritti calpestati da chi confonde il bisogno con il privilegio imposto con la forza.
La legalità, in questo campo, non è una formula buona per i convegni.
È il confine tra chi ha diritto e chi prevarica.
Tra chi aspetta rispettando le regole e chi occupa, minaccia, danneggia, incendia.
Tra una città amministrata e una città ostaggio.
La posizione di Lagalla e la risposta politica
Il sindaco Roberto Lagalla ha espresso sostegno all’assessore, parlando di “gravità delle minacce”.
Ha ribadito che l’azione contro le occupazioni abusive non subirà arretramenti.
È una presa di posizione necessaria.
Ma ora serve anche qualcosa di più.
Serve che il Comune, la Prefettura, le forze dell’ordine e la politica tutta non lascino Ferrandelli da solo sul fronte più sporco e più pericoloso.
Perché il rischio, in questi casi, è sempre lo stesso.
Si applaude il coraggio dell’amministratore minacciato.
Poi lo si lascia combattere in solitudine contro sistemi sedimentati, reti opache, omertà di quartiere e complicità diffuse.
Sarebbe imperdonabile.
La solidarietà trasversale: maggioranza e opposizione davanti allo stesso allarme
Al fianco dell’assessore si sono schierati i consiglieri del gruppo Lavoriamo per Palermo: Dario Chinnici, Antonino Abbate, Leonardo Canto e Ottavio Zacco.
Il gruppo ha collegato le intimidazioni all’azione per una gestione corretta e trasparente degli alloggi popolari.
Solidarietà anche dall’assessore alla Cultura Antonio Rini, che ha definito le intimidazioni un “attacco allo Stato”.
Anche l’opposizione ha espresso vicinanza.
Il gruppo Controcorrente, con Giulia Argiroffi e Ugo Forello, insieme a Ismaele La Vardera, ha invitato Ferrandelli a non arretrare.
Ed è giusto così.
Perché su una cosa almeno Palermo dovrebbe smettere di dividersi: nessuno può essere lasciato solo quando viene minacciato per avere tentato di applicare le regole.
Case popolari, legalità e paura: il punto vero è chi comanda nei quartieri
La domanda è semplice.
Chi decide davvero il destino degli alloggi popolari?
Le istituzioni, attraverso graduatorie, controlli, assegnazioni e verifiche?
O chi occupa, incendia, minaccia e pretende di trasformare il patrimonio pubblico in proprietà privata di fatto?
La scorta a Ferrandelli è la risposta più inquietante.
Significa che quella battaglia tocca interessi veri.
Significa che il sistema illegale delle occupazioni non è folklore urbano.
Significa che dietro alcune porte murate, alcuni appartamenti devastati, alcune minacce lanciate sui social e alcune bombe carta può esserci un pezzo di controllo criminale del bisogno abitativo.
Ed è qui che Palermo deve scegliere da che parte stare.
Non domani.
Adesso.
Solidarietà a Ferrandelli, ma soprattutto protezione della città
A Fabrizio Ferrandelli va espressa solidarietà piena, netta, senza ambiguità.
Ma la solidarietà non basta.
Serve proteggere l’assessore.
Serve proteggere i funzionari.
Serve proteggere le famiglie che hanno diritto a una casa.
Serve proteggere gli immobili pubblici.
Serve proteggere la credibilità dello Stato.
Perché quando la legalità deve camminare con la scorta, vuol dire che l’illegalità non si sente affatto sconfitta.
Si sente sfidata.
E reagisce.
La risposta non può essere l’arretramento.
La risposta deve essere l’opposto.
Più controlli.
Più trasparenza.
Più sgomberi quando necessari.
Più assegnazioni corrette.
Più presenza istituzionale nei quartieri.
Più protezione per chi firma atti scomodi.
Palermo non può permettersi di consegnare le case popolari alla legge del più violento.
E non può permettersi di far passare il messaggio che chi prova a rimettere ordine debba pagare un prezzo personale.
Perché oggi la scorta è a Ferrandelli.
Ma la partita riguarda tutti.
Riguarda l’idea stessa di città.
E riguarda una domanda che pesa come un macigno: a Palermo comandano le istituzioni o chi le minaccia?










