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Palermo lascia i bambini fuori dalla porta: il PNRR degli asili nido si sbriciola tra rinunce e aree sbagliate

2026-07-03 06:00

Redazione

Comune,

Palermo lascia i bambini fuori dalla porta: il PNRR degli asili nido si sbriciola tra rinunce e aree sbagliate

Cantieri saltati e scelte maldestre cancellano servizi educativi essenziali, lasciando quartieri fragili senza risposte concrete vere, oggi.

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La notizia è semplice, brutale, didattica.

Palermo non si perdono solo soldi.

Si perdono posti per bambine e bambini.

Si perdono servizi per le famiglie.

Si perdono pezzi di futuro in una città che già arranca sulla fascia 0-3 anni.

 

La FLC CGIL Palermo e la CGIL Palermo hanno denunciato la perdita di una parte significativa dei finanziamenti PNRR destinati alla realizzazione e al recupero degli asili nido cittadini.

 

Secondo il sindacato, la città viene privata di oltre quattro milioni di euro di investimenti pubblici e di infrastrutture educative fondamentali.

 

Il fallimento degli asili nido PNRR a Palermo: cosa è successo

Il comunicato firmato da Fabio Cirino, segretario generale della FLC CGIL Palermo, e da Laura Di Martino, segretaria della CGIL Palermo, usa parole nette.

“Non si perdono soltanto finanziamenti: si perdono servizi essenziali, diritti e opportunità per le future generazioni”.

 

Ed è difficile dare torto alla sostanza.

Perché il PNRR asili nido Palermo non era una gentile concessione.

Era una misura pensata per ridurre divari storici, aumentare l’offerta educativa, aiutare le famiglie, favorire l’occupazione femminile e sostenere i quartieri più fragili.

Il piano nazionale, nella Missione 4, Componente 1, Investimento 1.1, nasce proprio per ampliare i servizi educativi 0-2 anni e 3-6 anni, con 2,4 miliardi di euro destinati agli asili nido e 600 milioni alle scuole dell’infanzia.

Tradotto dal burocratese: lo Stato e l’Europa mettono risorse, i Comuni devono trasformarle in edifici, aule, personale, servizi.

 

Palermo, invece, una parte di quella promessa si è incagliata.

E quando si parla di asili nido, l’incaglio amministrativo non è una pratica ferma su una scrivania.

È una madre che non trova posto.

È un padre che deve rinunciare a ore di lavoro.

È un quartiere che resta senza presidio educativo.

 

Via Calandrucci, via Paruta, Borgo Vecchio: la mappa delle occasioni saltate

Il caso simbolo è quello dell’asilo di via Calandrucci, al Cep.

Secondo FLC CGIL e CGIL Palermo, il progetto è stato escluso dal finanziamento perché l’immobile destinato alla riconversione risultava occupato abusivamente.

Già basterebbe questo a pretendere una spiegazione pubblica, dettagliata, non ornamentale.

Come si candida un immobile senza avere prima la certezza della sua disponibilità?

Chi ha verificato lo stato reale della struttura?

Quando lo ha fatto?

E con quale esito?

 

A questo si aggiunge il caso del nuovo asilo di via Paruta, nella zona Calatafimi, che il sindacato indica come stralciato per inidoneità dell’area individuata.

Qui la faccenda diventa ancora più interessante.

Sul portale Futura PNRR Istruzione, l’intervento di via Paruta risulta intestato al Comune di Palermo, con linea di finanziamento M4C1I1.1 Nuovo piano asili 2024, importo finanziato pari a 960.000 euro, CUP D75E24000130006 e stato indicato come “in corso”.

 

Nella stessa scheda ministeriale, però, si legge anche che al momento non risulta censito l’edificio sull’intervento.

E allora la domanda è inevitabile.

Se per il sindacato il progetto è stato stralciato e per la piattaforma risulta “in corso”, chi sta aggiornando davvero la fotografia pubblica?

 

Perché una città non può vivere di annunci, portali parziali e comunicati difensivi.

Ha bisogno di atti chiari.

Di date.

Di responsabilità.

Di numeri.

 

Nel pacchetto denunciato dalla CGIL entrano anche l’asilo nido Parisi di Borgo Vecchio e gli interventi nei plessi di via Di Blasivia Aloi e dell’istituto Di Vittorio.

La scheda comunale dell’Asilo Parisi parla di recupero e rifunzionalizzazione dell’ex asilo “Alessandra Parisi” in via Principe di Scordia, con destinazione prevista per 25 bambini.

Un servizio piccolo, certo.

Ma proprio per questo essenziale in un quartiere come Borgo Vecchio.

 

Il conto vero: oltre quattro milioni secondo la CGIL, quasi dodici secondo il M5S

La denuncia sindacale parla di oltre quattro milioni di euro di investimenti pubblici persi sugli asili nido.

Incrociando i casi citati dalla CGIL con la ricostruzione pubblicata dal deputato regionale Adriano Varrica e ripresa anche dalla stampa, il conto dei soli interventi richiamati nel comunicato supera i 4,4 milioni di euro.

Nella scheda del M5S risultano infatti 1,1 milioni per l’asilo ex Linus di via Calandrucci, 960 mila euro per via Paruta, 500 mila euro per l’Asilo Parisi, 599.898,51 euro per via Evangelista Di Blasi, 571.331,91 euro per via Aloi e 680.646,54 euro per il plesso Di Vittorio.

 

Ma il quadro potrebbe essere perfino più pesante.

Secondo la ricostruzione del Movimento 5 Stelle, basata su atti amministrativi e finanziamenti assegnati al Comune, su 25 interventi per oltre 20 milioni di euro, 15 risulterebbero persi o irrecuperabili, per circa 12 milioni di euro.

La stessa scheda pubblicata da Varrica indica 11.926.660,94 euro di risorse PNRR perse, di cui 4.819.368,17 euro per rinunce o revoche e 7.107.292,77 euro per mancata realizzazione.

Qui bisogna essere precisi.

La denuncia della CGIL si concentra su una parte degli interventi e parla di oltre quattro milioni.

La ricostruzione politica del M5S allarga il perimetro ad asili, scuole dell’infanzia e mense, arrivando a quasi dodici milioni.

Ma la sostanza non cambia.

Palermo aveva una dote straordinaria.

E ora discute di ciò che non si farà, di ciò che slitta, di ciò che viene rifinanziato altrove, di ciò che resta sospeso nel limbo.

 

La programmazione originaria: tanti posti annunciati, pochi servizi consegnati

Nel 2022 il Comune aveva candidato interventi per 12.576.661,52 euro tra asili nido e scuole dell’infanzia.

Il prospetto pubblicato dal portale scuola comunale indicava, tra gli altri, interventi in via XXVII Maggio, via Aloi, via Altofonte, viale Michelangelo, via Sandro Pertini, via Fabio Besta, Casena Rossi, via Evangelista Di Blasi, plesso Borsellino e via Di Dio.

Il parziale per gli asili era pari a 10.073.875,69 euro.

Quello per la scuola dell’infanzia era pari a 2.502.785,83 euro.

Numeri importanti.

Annunci ancora più importanti.

Ma la differenza tra una tabella e un asilo aperto è esattamente la differenza tra amministrare e fare propaganda.

Perché una cosa è candidare un’opera.

Un’altra è progettare, appaltare, cantierare, concludere, collaudare, arredare, assumere personale e aprire le porte.

 

Il dato nazionale rende Palermo ancora più indifendibile

L’Italia non è messa bene, ma il Mezzogiorno sta peggio.

Secondo ISTAT, nell’anno educativo 2023/2024 in Italia erano attivi 14.570 nidi e servizi integrativi per la prima infanzia, per quasi 378.500 posti autorizzati.

Il tasso nazionale di copertura era pari a 31,6 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni, sotto il 33% fissato come livello essenziale e lontano dal target europeo 2030 del 45%.

Il problema esplode al Sud.

Sempre secondo ISTAT, nelle regioni del Sud e delle Isole, con l’eccezione della Sardegna, il rapporto tra bambini e posti disponibili resta sotto il 20%.

Questo significa che ogni asilo perso a Palermo pesa il doppio.

Non è una sbavatura.

È un arretramento in un territorio già sotto standard.

È la conferma che il divario non si combatte con le conferenze stampa.

Si combatte con opere finite e servizi funzionanti.

 

La risposta del Comune: proroga, report e accuse di strumentalizzazione

Il Comune di Palermo, con una dichiarazione dell’assessore Tamajo pubblicata il 1 luglio 2026, sostiene che l’amministrazione e gli uffici competenti stanno seguendo “con il massimo senso di responsabilità” l’avanzamento dei progetti.

Il Comune precisa che alcuni interventi della Missione 4 – Edilizia scolastica hanno beneficiato della proroga al 31 agosto 2026 concessa dall’Unità di Missione del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Sempre secondo la nota, gli uffici stanno predisponendo un report dettagliato sullo stato di avanzamento degli interventi, per evitare letture “parziali o strumentalizzazioni politiche”.

Bene.

Allora quel report va pubblicato subito.

Non in forma cosmetica.

Non con frasi da comunicazione istituzionale.

Serve un elenco opera per opera.

Importo iniziale.

Importo rimodulato.

Stato del cantiere.

Scadenza.

RUP.

Impresa.

Eventuali rinunce.

Eventuali revoche.

Eventuali contenziosi.

Eventuali fondi sostitutivi.

Perché il diritto all’istruzione non si difende con l’aggettivo “adeguato”.

Si difende aprendo asili.

 

La CGIL: “Un danno gravissimo sociale e culturale”

Per Fabio Cirino e Laura Di Martino, la perdita di risorse rappresenta “un danno gravissimo non solo sotto il profilo economico, ma soprattutto sociale e culturale”.

Il ragionamento è lineare.

Investire negli asili nido significa garantire istruzione fin dalla prima infanzia.

Significa sostenere la genitorialità.

Significa aiutare l’occupazione femminile.

Significa contrastare le disuguaglianze territoriali.

E qui sta il punto politico vero.

Se un Comune perde fondi sugli asili nido, non sta semplicemente mancando un obiettivo di spesa.

Sta dicendo ai quartieri fragili che possono aspettare.

Sta dicendo alle famiglie che il servizio educativo è un lusso.

Sta dicendo ai bambini che il loro diritto può inciampare in un’area sbagliata, in un edificio occupato, in una progettazione tardiva.

La CGIL chiede all’amministrazione di attivarsi affinché le opere previste possano essere comunque realizzate.

È il minimo.

Ma il minimo, a Palermo, spesso viene venduto come eroismo.

 

Le domande che il Comune deve smettere di evitare

Chi ha scelto l’immobile di via Calandrucci?

Chi ha verificato che fosse libero, disponibile e utilizzabile?

Chi ha individuato l’area di via Paruta?

Quando è emersa l’inidoneità?

Perché il caso dell’Asilo Parisi non è stato recuperato in tempo?

Perché interventi come via Di Blasivia Aloi e Di Vittorio sono arrivati allo stralcio o alla cancellazione?

Quanti posti reali sono stati persi?

Quanti saranno recuperati con altri fondi?

Con quali tempi?

E soprattutto: chi risponde politicamente di questa catena di errori?

 

La città non ha bisogno di alibi, ha bisogno di asili aperti

La parte più onesta del comunicato della CGIL è il riconoscimento del lavoro svolto dalle poche professionalità presenti negli uffici tecnici, costrette a reggere una mole enorme di pratiche con organici ridotti.

Ed è un passaggio importante.

Perché il problema non può essere scaricato sui tecnici come se la politica fosse una comparsa.

La politica decide priorità, personale, controllo, programmazione, cronoprogrammi, verifiche.

La politica annuncia.

La politica inaugura.

La politica deve anche rispondere quando le occasioni vengono bruciate.

 

Palermo non ha bisogno dell’ennesimo comunicato difensivo.

Ha bisogno di sapere quanti asili nido apriranno davvero, quando apriranno, con quali fondi e con quale personale.

Tutto il resto è rumore.

E i bambini, purtroppo per chi governa, non crescono aspettando i report.

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