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AMAT Palermo, l’11 luglio si fermano bus e tram: «I lavoratori non possono più aspettare»

2026-06-29 06:51

Redazione

Comune,

AMAT Palermo, l’11 luglio si fermano bus e tram: «I lavoratori non possono più aspettare»

Diritti compressi, formazione a carico dei dipendenti e stipendi erosi: la protesta rimette al centro dignità e sicurezza pubblica.

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Diritti compressi, formazione a carico dei dipendenti e stipendi erosi: la protesta rimette al centro dignità e sicurezza pubblica.

 

Lo sciopero adesso ha una data.

Sabato 11 luglio 2026 i lavoratori di AMAT Palermo incroceranno le braccia per una mobilitazione di 24 ore proclamata dalla CUB Trasporti Palermo.

Lo stop è previsto dalle 8.30 alle 17.30 e dalle 20.30 alle 23.59.

Per gli impianti fissi, invece, la protesta riguarderà l’intera giornata.

Una vertenza che non nasce dal nulla.

Nasce da salari bassi, potere d’acquisto divorato dall’inflazione, diritti che secondo il sindacato restano sulla carta e risposte aziendali che non arrivano.

La CUB Trasporti denuncia una situazione definita ormai “non più sostenibile” dentro l’azienda del trasporto pubblico palermitano.

Al centro ci sono condizioni di lavoro, sicurezza, dignità professionale, organizzazione interna e una serie di richieste che il personale considera non più rinviabili.

 

CQC, il costo della formazione scaricato sui dipendenti

Uno dei punti più pesanti riguarda la Carta di Qualificazione del Conducente.

Secondo la CUB, il rinnovo della CQC continua a gravare economicamente e organizzativamente su lavoratrici e lavoratori.

Il sindacato chiede che sia AMAT ad assumersi integralmente i costi del rinnovo.

Non solo.

Chiede anche che i corsi vengano organizzati nelle sedi aziendali e svolti durante l’orario di lavoro.

Il punto politico e sindacale è chiaro.

La formazione obbligatoria per svolgere il servizio non può diventare un costo privato per chi quel servizio lo garantisce ogni giorno.

 

Parametro 183 e personale over 55: la richiesta di maggiore tutela

La CUB rilancia anche la richiesta di applicare il turn over a parametro 183 con limite di età a 55 anni.

Una misura che, secondo il sindacato, servirebbe a garantire maggiore equità tra i dipendenti, migliori condizioni operative e una gestione più sostenibile del servizio.

Qui il tema non è solo contrattuale.

È anche di sicurezza.

Perché chi guida mezzi pubblici in una città complessa come Palermo non svolge un lavoro qualsiasi.

Svolge un’attività esposta a stress, responsabilità e rischi quotidiani.

 

Gli 80 euro al mese che bruciano in busta paga

Altro nodo centrale: l’abrogazione dell’articolo 2 dell’accordo del 29 luglio 2005.

Secondo la CUB, quella previsione produce da anni una penalizzazione economica di circa 80 euro al mese per ogni dipendente.

Una cifra che, moltiplicata per mesi e anni, non è un dettaglio.

È salario sottratto.

Ed è tanto più pesante in una fase in cui il costo della vita ha trasformato anche la normalità familiare in una corsa a ostacoli.

Il sindacato chiede l’immediata abrogazione della norma e l’apertura di un confronto per il recupero delle somme.

 

Tutela legale, il fronte più delicato

La vertenza si fa ancora più dura sul tema della tutela legale.

La CUB denuncia che AMAT sarebbe da mesi priva di una direzione stabile degli affari legali e continuerebbe ad affidarsi a consulenze esterne.

Nel frattempo, aumentano i contenziosi e si profilano nuovi ricorsi.

In questo quadro, il sindacato giudica “incomprensibile e inaccettabile” l’interruzione della tutela legale nei confronti dei dipendenti coinvolti in procedimenti collegati allo svolgimento delle proprie mansioni.

La CUB arriva a definire questa scelta “una decisione ignobile”.

Il principio rivendicato è netto.

La tutela legale non è una concessione aziendale.

È una garanzia per chi lavora ogni giorno a servizio della collettività.

Per questo il sindacato annuncia l’apertura di una specifica vertenza, con possibili manifestazioni, presìdi, sit-in e ulteriori azioni di mobilitazione.

Anche lo sciopero, se necessario, per ottenere una tutela legale gratuita, permanente e garantita per i fatti connessi all’attività lavorativa.

 

Vestiario e rimborsi: vent’anni di ritardi

C’è poi il capitolo del vestiario aziendale.

Secondo la CUB, la mancata fornitura delle divise e il mancato riconoscimento dei rimborsi annunciati rappresentano una storia ormai troppo lunga.

Vent’anni di attese, rinvii e promesse sono troppi anche per un’azienda abituata a muoversi lentamente.

I lavoratori, sostiene il sindacato, aspettano risposte che continuano a non arrivare.

 

Tram e organizzazione interna: basta ordini informali

La protesta riguarda anche l’organizzazione del lavoro e la divisione tram.

La CUB chiede trasparenza, regole certe e parità di trattamento.

Le disposizioni organizzative, secondo il sindacato, devono essere formalizzate attraverso atti ufficiali e protocollati.

Non possono viaggiare su comunicazioni informali o strumenti privi di adeguata tracciabilità.

In un’azienda pubblica, la gestione del personale non può dipendere da prassi opache.

Deve stare dentro regole leggibili, verificabili e uguali per tutti.

 

Quattordicesima non anticipata ai dipendenti in ferie

Altro motivo di tensione è la quattordicesima mensilità.

La modifica del calendario delle ferie estive, denuncia la CUB, non sarebbe stata accompagnata dall’anticipazione della quattordicesima per il personale collocato in ferie dal 1° giugno 2026.

Il risultato è che molti dipendenti si sarebbero trovati ad affrontare il periodo feriale senza una somma tradizionalmente importante per l’economia familiare.

Il sindacato chiede l’immediata erogazione delle somme dovute e procedure più trasparenti per il futuro.

 

Fotovoltaico, risparmio energetico e una proposta rimasta nel cassetto

Nel documento della CUB c’è anche un tema che guarda alla sostenibilità economica dell’azienda.

Da anni, sostiene il sindacato, viene proposta ad AMAT e al Comune di Palermo l’installazione di impianti fotovoltaici nelle aree aziendali.

Una misura che potrebbe ridurre i costi energetici, abbattere l’impatto ambientale e utilizzare incentivi pubblici disponibili.

Tradotto: meno sprechi, più efficienza, più visione.

Esattamente ciò che ci si aspetterebbe da una società pubblica che gestisce un servizio essenziale in una grande città.

 

La mobilitazione continua

La CUB Trasporti Palermo annuncia che la mobilitazione non si fermerà.

I lavoratori, si legge nella posizione sindacale, hanno già dimostrato di non essere più disposti ad accettare rinvii, silenzi e promesse non mantenute.

La giornata dell’11 luglio 2026 diventa quindi un passaggio cruciale di una vertenza più ampia.

Non riguarda soltanto una busta paga più leggera o una divisa non consegnata.

Riguarda il modo in cui viene trattato chi ogni giorno tiene in piedi un pezzo fondamentale del trasporto pubblico palermitano.

Perché senza lavoratori rispettati, formati, tutelati e messi nelle condizioni di operare, anche il servizio pubblico diventa una finzione.

E Palermo, come sempre, rischia di pagarne il prezzo più alto.

Le richieste della CUB Trasporti Palermo

La piattaforma sindacale chiede il rinnovo della CQC a carico dell’azienda.

Chiede corsi nelle sedi AMAT e durante l’orario di lavoro.

Chiede l’applicazione del parametro 183 con tutela del personale over 55.

Chiede l’abrogazione dell’articolo 2 dell’accordo del 29 luglio 2005.

Chiede il recupero delle somme che i lavoratori ritengono sottratte.

Chiede tutela legale gratuita e garantita per i fatti connessi al lavoro.

Chiede vestiario, rimborsi, trasparenza organizzativa e atti ufficiali.

Chiede l’erogazione della quattordicesima ai dipendenti penalizzati dal calendario ferie.

Chiede infine un piano serio di efficientamento energetico con impianti fotovoltaici.

Il messaggio, questa volta, è brutale nella sua semplicità.

I lavoratori non vogliono più aspettare.

E l’azienda non può più far finta di non sentire.

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