
Code, cantieri e pedaggi pieni: cittadini al sole mentre Palazzo Orleans vende miracoli e consegna l’ennesima domenica da incubo per tutti.
La Sicilia ha inaugurato l’estate come ormai sa fare meglio: mettendo i cittadini in fila, fermi, esasperati, sudati e presi in giro.
Non sulla spiaggia.
Non davanti a un lido.
Ma in autostrada.
Con gli ombrelloni aperti sull’asfalto rovente.
Una cartolina perfetta del governo Schifani.
Un presidente che riesce nell’impresa di trasformare ogni emergenza in una conferenza stampa, ogni promessa in un buco nero, ogni competenza in un alibi.
E stavolta non può nemmeno rifugiarsi nella solita nebbia burocratica.
Perché Renato Schifani non è solo il presidente della Regione.
È anche commissario straordinario per gli interventi di adeguamento e riqualificazione dell’autostrada A19 Palermo-Catania.
Nominato con DPCM del governo Meloni.

Traduzione per chi avesse perso la pazienza in coda: sulla Palermo-Catania Schifani non è spettatore.
È il commissario.
E se il commissario commissaria il nulla, il risultato è quello visto oggi: la Sicilia ferma sotto il sole.
La domenica dell’umiliazione
La cronaca è semplice.
Ed è feroce.
Sui social decine, centinaia di video.
Code chilometriche sulla A18 Messina-Catania.
Automobilisti bloccati per ore.
Famiglie costrette a ripararsi con gli ombrelloni sulla carreggiata.
Disagi tra Acireale e San Gregorio.
Rallentamenti in prossimità dello svincolo di Taormina verso Messina.
Problemi anche sulla A19.
Traffico intenso pure sulla Siracusa-Gela dopo Cassibile.
Un’isola intera che per andare al mare deve prima attraversare il girone dantesco dell’incapacità amministrativa.
Il tutto nella prima vera domenica estiva.
Cioè esattamente quando anche un amministratore di condominio dotato di calendario avrebbe potuto prevedere l’aumento dei flussi.
Ma qui siamo oltre la sciatteria.
Qui siamo davanti a un sistema che non programma, non informa, non previene, non risponde.
E poi, naturalmente, pretende pure il pedaggio.
Schifani non può fare il turista istituzionale
La tentazione del Palazzo sarà la solita.
Scaricare tutto sul CAS.
Dire che la A18 è competenza del Consorzio Autostrade Siciliane.
Dire che la A19 è un’altra partita.
Dire che ci sono i cantieri, i tecnici, le procedure, gli appalti, le ditte, i subcommissari, le carte, i cronoprogrammi.
Basta.
Questo giochino è finito.
Il presidente della Regione non può presentarsi come decisore quando annuncia miracoli e diventare passante distratto quando la Sicilia finisce in ostaggio.
Sulla A19 Schifani è commissario straordinario.
Sull’intero sistema infrastrutturale regionale è il capo politico.
Sul CAS la Regione non può fingere di non vedere.
E quando migliaia di siciliani restano intrappolati in autostrada, non serve l’ennesima nota rassicurante.
Serve una domanda brutale.
Chi paga il danno subito dai cittadini?
Il commissario delle promesse evaporate
Schifani ha costruito una parte della propria narrazione sulla parola “accelerazione”.
Accelerazione dei cantieri.
Accelerazione della spesa.
Accelerazione delle opere.
Accelerazione della Sicilia che finalmente corre.
Poi arriva una domenica di giugno e scopriamo che l’unica cosa che accelera davvero è la rabbia degli automobilisti.
Il resto resta fermo.
Come le auto.
Come i cantieri eterni.
Come i caselli deserti.
Come una politica che pretende applausi per aver nominato strutture, tavoli, coordinamenti e commissari, ma poi lascia la gente sotto il sole a bollire dentro l’abitacolo.
Questa non è sfortuna.
Questa è responsabilità politica.
Il precedente CAS: paghi tutto, anche quando il servizio non c’è
La beffa ha un precedente pesantissimo.
Il Tar ha confermato la multa da 500 mila euro al CAS per i disagi provocati dai cantieri su A18 e A20 con pedaggi percepiti integralmente.
Una fotografia devastante.
L’utente viaggia peggio.
Perde tempo.
Subisce danni economici.
Rischia pure la salute.
E intanto paga.
Poi, come se il cittadino fosse un mendicante della propria dignità, arriva la procedura per chiedere il rimborso.
PEC.
Documenti.
Targa.
Orari.
Ricevute.
Prove.
Domanda entro dieci giorni.
Una specie di caccia al tesoro burocratica per recuperare ciò che non avrebbe dovuto essere tolto.
In un Paese normale, quando il servizio autostradale viene devastato da cantieri, blocchi e disorganizzazione, lo sconto dovrebbe essere automatico.
In Sicilia, invece, devi dimostrare di essere stato umiliato.
E devi farlo in fretta.
Sanità, acqua, incendi, autostrade: il metodo Schifani è sempre lo stesso
Il punto non è solo la viabilità.
Il punto è il metodo Schifani.
Lo abbiamo visto sulla sanità.
Lo abbiamo visto sulla crisi idrica.
Lo abbiamo visto sugli incendi.
Ora lo vediamo sulle autostrade.
Si governa per annunci.
Si promette per titoli.
Si rinvia per tavoli.
Si sopravvive per emergenze.
E quando il sistema esplode, si cerca un capro espiatorio abbastanza tecnico da sembrare credibile e abbastanza distante da Palazzo Orleans da salvare la faccia al presidente.
Ma la Sicilia non è un comunicato stampa.
È gente che lavora, viaggia, produce, accompagna figli, paga tasse, pedaggi, carburante e assicurazioni.
È una regione che non può restare prigioniera della retorica mentre le sue arterie diventano trappole.
Il governo Meloni ha scelto Schifani: ora ne guardi il risultato
C’è anche un punto nazionale.
Il governo Meloni ha scelto Schifani come commissario per la A19.
Bene.
Adesso Roma guardi cosa produce quella scelta.
Perché commissariare non significa appuntarsi una medaglietta sul petto.
Significa assumersi poteri, funzioni e responsabilità.
Significa rispondere dei ritardi.
Significa pretendere cronoprogrammi veri.
Significa imporre trasparenza.
Significa spiegare perché, dopo mesi e mesi di annunci, la Palermo-Catania resta una ferita aperta e la Sicilia continua a essere trattata come una periferia stradale del Paese.
Se il commissario straordinario non riesce a garantire risultati straordinari, allora resta solo una parola.
Commissario.
Senza sostanza.
Senza efficacia.
Senza vergogna.
Del resto è lo stesso presidente di regione che mantiene da 3 anni e mezzo un commissario straordinario alla Camera di Commercio del Sud Est che per legge doveva decadere entro 90 giorni e gli sta anche facendo vendere non uno ma due aeroporti: che si vuole di più?
Le domande che Schifani deve smettere di evitare
Presidente Schifani, quando saranno pubblicati in modo chiaro, aggiornato e comprensibile tutti i cronoprogrammi dei cantieri sulla A19?
Quali penali sono previste per chi non rispetta i tempi?
Quante riunioni operative sono state fatte da commissario e con quali risultati verificabili?
Quali cantieri sono stati effettivamente accelerati?
Quali disagi sono stati ridotti?
Quali responsabilità sono state individuate?
Quali misure immediate verranno adottate per evitare che ogni domenica estiva diventi una deportazione su gomma?
E soprattutto: perché il cittadino siciliano deve sempre pagare due volte?
Prima con i soldi.
Poi con la pazienza.
La Sicilia non può morire in coda
Questa domenica non è un episodio folkloristico.
Non è la foto curiosa degli ombrelloni in autostrada.
È la rappresentazione plastica di un potere che non funziona.
Un potere che si trucca da efficienza e poi si scioglie al primo sole di giugno.
Schifani non può continuare a intestarsi le nomine e scaricare i fallimenti.
Non può essere presidente quando c’è da tagliare nastri e commissario invisibile quando i siciliani restano fermi sull’asfalto.
La Sicilia non chiede miracoli.
Chiede strade percorribili.
Cantieri governati.
Pedaggi giusti.
Informazioni vere.
Tempi certi.
Responsabili identificabili.
Chiede ciò che altrove si chiama normalità.
Qui, invece, sembra rivoluzione.
E allora diciamolo senza giri di parole.
Sulle autostrade siciliane, come su troppi altri dossier, il governo Schifani appare per quello che è: un disastro politico-amministrativo travestito da gestione dell’emergenza.
La prossima volta che Palazzo Orleans parlerà di accelerazione, qualcuno gli mostri la foto degli ombrelloni in autostrada.
È il manifesto perfetto.
Non della Sicilia.
Del suo governo.










