
Una stretta normativa accende lo scontro con i medici e rischia di svuotare gli ospedali pubblici a vantaggio dei privati.
La sanità siciliana entra nell’ennesima zona grigia fatta di decisioni calate dall’alto e conseguenze tutte da pagare.
Il nuovo giro di vite sull’attività libero professionale intramuraria rischia di trasformarsi in un boomerang devastante per il già fragile sistema sanitario regionale.
Una misura che nasce sotto il segno dell’equità ma che potrebbe finire per produrre l’effetto opposto.
Intramoenia, cosa sta succedendo davvero
Il Decreto assessoriale n. 3 del 23 gennaio 2026 introduce nuove regole sull’ALPI che, secondo la segreteria regionale CIMO, rappresentano un attacco diretto ai medici del servizio pubblico.
Al centro della contestazione c’è il vincolo che equipara il volume dell’attività libero-professionale a quella istituzionale, limitandolo però alla sola attività ambulatoriale.
Una scelta che, di fatto, diventa un tetto rigido e restrittivo.
E qui scatta il corto circuito.
Perché mentre in altre regioni il parametro è più ampio e flessibile, in Sicilia si restringe il campo fino a rendere, secondo i sindacati, impraticabile l’intramoenia per molti professionisti.
La denuncia di CIMO Sicilia: “Provvedimento punitivo e miope”
Il segretario regionale Giuseppe Bonsignore non usa mezzi termini.
Ricorda di aver già segnalato le criticità all’assessore alla Salute Daniela Faraoni durante i confronti di febbraio.
Risultato?
Risposte evasive e nessuna reale uniformità nell’applicazione delle norme.
Oggi, infatti, ogni azienda sanitaria si muove in ordine sparso.
Un classico della gestione sanitaria siciliana.
Secondo CIMO, il decreto introduce controlli invasivi, burocrazia crescente e un clima di sfiducia nei confronti dei medici.
Non più risorsa, ma problema.
Il rischio concreto: fuga dal pubblico e boom del privato
Le conseguenze, secondo il sindacato, sono già scritte.
Abbandono progressivo dell’intramoenia
Passaggio all’extramoenia
Dimissioni dagli ospedali pubblici
Trasferimento verso strutture private
Una vera emorragia di competenze.
E a beneficiarne sarebbe un sistema privato pronto ad accogliere medici e pazienti.
Il risultato?
Un Servizio sanitario regionale ancora più debole.
E cittadini sempre più costretti a pagare di tasca propria.
Liste d’attesa: il vero problema ignorato
CIMO punta il dito su quello che definisce il grande equivoco.
Le liste d’attesa non dipendono dall’intramoenia.
Dipendono da carenze strutturali croniche:
Mancanza di personale
Insufficienza di posti letto
Carenza di tecnologie
Organizzazione inefficiente
Colpire l’intramoenia significa colpire uno degli strumenti che, se ben gestito, può invece alleggerire il sistema.
Una sanità senza regia
Il nodo più grave resta l’assenza di una visione unitaria.
Ogni azienda sanitaria interpreta le linee guida a modo proprio.
Senza coordinamento.
Senza strategia.
Senza una responsabilità politica evidente.
E nel frattempo il sistema si sfalda.
La richiesta: fermarsi prima del disastro
CIMO Sicilia chiede la sospensione immediata del provvedimento.
E l’apertura di un tavolo di confronto reale.
Non l’ennesima passerella istituzionale.
Ma un confronto vero, con chi la sanità la vive ogni giorno.
In caso contrario, il sindacato annuncia forme di mobilitazione.
E ora la domanda vera
Davvero qualcuno pensa che comprimere i medici salverà la sanità pubblica?
O siamo davanti all’ennesima scelta che, sotto la bandiera dell’equità, finirà per consegnare pezzi di sanità ai privati?
La risposta, purtroppo, rischia di arrivare molto presto.
E a pagarla saranno, come sempre, i cittadini.
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