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Cefalù, medici in rivolta: al Giglio scatta lo sciopero che smaschera il corto circuito della sanità sicilia

2026-04-28 06:00

Redazione

Cronaca,

Cefalù, medici in rivolta: al Giglio scatta lo sciopero che smaschera il corto circuito della sanità siciliana

Una protesta che va oltre le buste paga e accende i riflettori su un sistema che rischia di non reggere più.

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Una protesta che va oltre le buste paga e accende i riflettori su un sistema che rischia di non reggere più.

 

Un’intera giornata di stop, un sit-in davanti all’ospedale e una domanda che pesa come un macigno: quanto può reggere ancora la sanità siciliana prima di implodere?

Domani, martedì 28 aprile, i medici dell’Istituto “G. Giglio” di Cefalù incroceranno le braccia per 24 ore.

 

Dalle 9.30 alle 13 è previsto un sit-in nel piazzale d’ingresso della struttura.

Una mobilitazione proclamata unitariamente da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, che non usa giri di parole: la protesta nasce dall’assenza totale di risposte su stipendi, carriera e contratto integrativo.

Ma il punto vero è un altro.

Qui non si tratta solo di soldi.

Qui si tratta della tenuta stessa del sistema sanitario.

Il nodo delle retribuzioni e dei diritti negati

I medici del Giglio denunciano da anni una disparità ormai strutturale.

A parità di funzioni e responsabilità, il divario con i colleghi del Servizio sanitario nazionale supera i mille euro netti al mese.

Una differenza che non è più sostenibile.

 

Le richieste sono chiare:

Adeguamento integrale delle retribuzioni ai livelli del Ssn

Riconoscimento dell’anzianità di servizio con progressioni di carriera

Incremento del fondo di produttività, ridotto negli ultimi tre anni

 

Eppure, secondo i sindacati, la direzione strategica della Fondazione non avrebbe adottato alcun provvedimento concreto.

Il tentativo di conciliazione in Prefettura del 31 marzo si è chiuso con un nulla di fatto.

E anche l’audizione del 15 aprile in Commissione Sanità all’Ars non ha prodotto soluzioni.

Risultato: lo sciopero.

Una struttura pubblica trattata da privata: il paradosso Giglio

Il caso del Giglio è emblematico.

La struttura è formalmente una fondazione di diritto privato.

Ma opera in convenzione con il Servizio sanitario nazionale.

Ed è inserita nella rete pubblica regionale per l’emergenza-urgenza.

Non solo: il pronto soccorso è centro hub per l’infarto nella rete siciliana.

E allora la domanda è inevitabile.

Com’è possibile che medici che svolgono funzioni pubbliche vengano trattati come personale della sanità privata?

Il contratto applicato è quello Aiop.

La contrattazione è ferma al 2021.

E fino a due anni fa la fondazione era composta esclusivamente da soci pubblici.

Solo di recente è entrato un socio privato: l’Università UniCamillus di Roma.

Un cambio che, però, non può giustificare un arretramento dei diritti.

Carriere bloccate e fuga silenziosa

C’è poi un altro elemento che aggrava il quadro.

I medici denunciano l’assenza totale di prospettive.

Nessuna reale possibilità di carriera.

Nessun riconoscimento delle competenze.

Nessuna valorizzazione delle prestazioni.

In altre parole: professionisti fermi, sistema fermo.

E mentre la politica discute, il rischio è sempre lo stesso.

La fuga silenziosa.

Quella dei medici che scelgono altre strutture.

O altre regioni.

O semplicemente lasciano.

Il corto circuito politico: Regione assente, governance immobile

Nel confronto istituzionale emerge un rimpallo ormai stucchevole.

La governance della Fondazione richiama la Regione.

La Regione non mette risorse.

E nel frattempo nulla cambia.

Un gioco delle parti che lascia sul campo solo una certezza.

I medici restano senza risposte.

E i cittadini senza garanzie.

Una protesta che riguarda tutti

I sindacati lo dicono chiaramente.

Non è una battaglia corporativa.

È il segnale di un malessere sistemico.

Che riguarda tutta la sanità convenzionata.

E, sempre più, anche quella pubblica.

Due sistemi che dovrebbero integrarsi.

E che invece oggi sembrano collassare insieme.

E adesso?

Domani il sit-in davanti all’ospedale sarà il primo banco di prova.

Ma la vera partita si gioca altrove.

Nelle scelte politiche.

Nelle risorse che non arrivano.

Nella capacità, o incapacità, di affrontare un problema che non è più rinviabile.

Perché quando si fermano i medici, non si ferma solo un ospedale.

Si ferma un intero sistema.

E a pagarne il prezzo, come sempre, sono i cittadini.

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