
Una denuncia dura, corale e senza sfumature. Le sigle sindacali Cobas-Codir, Confintesa, Fisascat Cisl e Ugl tornano a puntare il dito contro la politica regionale, accusata di non intervenire in modo risolutivo sul destino del personale part-time proveniente da SAS, ex PIP ed ex Keller.
«Non può esserci futuro – scrivono – per chi vive da anni in una condizione di sopravvivenza e continua a essere ostaggio di decisioni politiche rinviate».
Il comunicato arriva poche ore dopo le dichiarazioni del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che a Palazzo d’Orléans ha presentato un quadro economico regionale definito “storico”: disavanzo azzerato, bilancio in attivo, crescita del PIL e segnali positivi per l’occupazione. Un contesto che, secondo i sindacati, stride con l’assenza di misure dedicate ai circa 2.000 lavoratori part-time che attendono da anni una stabilizzazione.
I rappresentanti delle sigle – Michele D’Amico (Cobas Codir), Rosario Greco (Confintesa), Stefano Spitaleri e Giovanni Parrino (Fisascat Cisl), Ernesto Lo Verso e Matteo Siracusa (Ugl) – ricordano che il governo regionale, pur in un “momento di massima disponibilità finanziaria”, non ha ancora tradotto in norme ciò che viene annunciato in conferenza stampa.
Il tema centrale rimane il lavoro:
secondo i sindacati, portare il personale a full time richiederebbe una manciata di risorse rispetto agli oltre 9 milioni previsti per incrementi contrattuali minimi, insufficienti a garantire una retribuzione dignitosa.
«Ignorare il bisogno delle famiglie significa non vedere la realtà – dichiarano – e rinviare ogni intervento in vista delle elezioni regionali è un atto che non tutela né lavoratori né comunità».
La critica si estende anche al rapporto con il governo nazionale: più volte, infatti, i lavoratori sarebbero finiti al centro di giochi politici e rinegoziazioni, senza mai ottenere un riconoscimento definitivo.
«È necessario – concludono – che Governo regionale, Parlamento e rappresentanti siciliani in Europa prendano una posizione chiara. Non è più tollerabile che migliaia di persone restino ostaggio di calcoli politici o tatticismi. Serve dignità salariale, serve continuità lavorativa, serve una scelta di responsabilità».
Un appello netto, che arriva in un momento in cui gli indicatori economici mostrano segnali di ripresa, ma che – per i sindacati – non si traduce ancora in giustizia sociale per una categoria che attende risposte da oltre vent’anni.










