
Dobbiamo tornare sulla notizia già esplosa ieri, con la terribile morte dei due lavoratori in nero precipitati dai 30 metri di un'autogru accartociatasi come fosse di cartone.
E ci torniamo perché sono emersi dati scioccanti.
Dodici morti in pochi mesi, il doppio dell’anno scorso: numeri da guerra mentre controlli e responsabilità restano nel vuoto.
A Palermo si muore due volte.
La prima quando si precipita da una gru.
La seconda quando si scopre che quei lavoratori non esistevano nemmeno.
Senza contratto.
Senza tutele.
Senza protezioni.
In nero.
Due morti che fanno esplodere i numeri: la Sicilia arriva a 12 vittime
La tragedia di via Ruggero Marturano non è solo l’ennesima notizia da cronaca nera.
È un punto di rottura.
Con la morte dei due operai di Palermo, il bilancio delle vittime sul lavoro in Sicilia sale a 12 dall’inizio dell’anno, raddoppiando il dato dello stesso periodo dell’anno precedente, con un 2025 che si è chiuso col dato choc di 94 morti solo in Sicilia.
Numeri ufficiali.
Numeri freddi.
Ma dietro quei numeri ci sono uomini lasciati senza diritti. Famiglie devastate.
L’orrore dentro l’orrore: lavoravano in nero e senza sicurezza
La verità che emerge è ancora più devastante.
Quei lavoratori non avevano un contratto.
Non avevano dispositivi di protezione.
Non avevano nulla.
Erano invisibili.
E quando un lavoratore è invisibile, diventa sacrificabile.
Chi doveva controllare dov’era?
Chi doveva verificare le condizioni del cantiere cosa stava facendo?
Domande che restano sospese.
Come quei corpi prima di cadere nel vuoto.
Già successo: stessa dinamica, stesso silenzio, stessi morti
Non è la prima volta.
Qualche anno fa un’altra autogru collassò provocando vittime.
Una tragedia identica.
Stessa dinamica.
Stessa scena.
Stesso finale.
E oggi, a distanza di oltre due anni, i familiari di quelle vittime denunciano una verità inquietante: non si conoscono ancora gli esiti dell’indagine.
Nessuna verità accertata.
Nessuna responsabilità chiara.
Nessuna risposta sul perché quella gru sia crollata.
Nessun colpevole.
Giustizia lenta o inesistente: quando lo Stato sparisce
È qui che il sistema mostra il suo volto peggiore.
Non solo non si previene.
Non solo non si controlla.
Ma non si arriva nemmeno alla verità.
E quando lo Stato non riesce a dire perché si muore, diventa complice del prossimo morto.
Il fallimento dei controlli: senza ispettori è tutto finto
La realtà è brutale.
In Sicilia i controlli non si fanno.
Non perché non si voglia dirlo.
Ma perché materialmente non si può.
Mancano gli ispettori del lavoro.
E senza ispettori, la sicurezza è solo propaganda.
Cantieri fantasma.
Lavoratori in nero.
Norme ignorate.
E nessuno che controlla.
Il silenzio assordante della Regione Siciliana
Dov’è il governo regionale?
Dov’è la politica che dovrebbe garantire sicurezza e legalità?
Dov’è chi dovrebbe pretendere controlli veri?
La risposta, ancora una volta, è nel silenzio.
O peggio.
Nei comunicati pieni di cordoglio.
Nei soliti pianti di coccodrillo.
Parole.
Solo parole.
Basta ipocrisia: questa è una responsabilità politica
Quella di Palermo non è una fatalità.
È il risultato di un sistema che consente il lavoro nero.
Che tollera l’assenza di sicurezza.
Che non controlla.
E che non punisce.
Questa non è più emergenza.
È uno scandalo.
E ha dei responsabili.
Quanti altri morti servono?
Dodici vittime in pochi mesi.
Il doppio rispetto all’anno scorso.
E nessuna inversione di rotta.
Nessuna misura straordinaria.
Nessuna assunzione massiccia di ispettori.
Nessuna strategia.
Solo funerali.
Quanti altri morti servono prima che qualcuno faccia davvero il proprio dovere?
Se anche questa volta tutto finirà nel nulla, allora non sarà solo una tragedia: sarà una scelta.










